Che cos’è la colonscopia

La colonscopia e la rettosigmoidoscopia sono esami che consentono di guardare all’interno del grosso intestino (colon), grazie ad uno strumento, l’endoscopio, che ha una telecamera ed una luce alla sua sommità.

Con la rettosigmoidoscopia si esamina solo la parte più vicina all’ano, mentre con la colonscopia si esamina tutto il colon; in alcuni casi si può arrivare sino all’ultimo tratto del piccolo intestino (si definisce pancolonscopia).

Quando è indicata la colonscopia

Il suo medico Le ha prescritto la colonscopia per:

  • diagnosticare un’infiammazione, un’ulcerazione o crescite anomale
  • scoprire e/o rimuovere polipi
  • scoprire cause di calo di peso significativo
  • scoprire cause di sanguinamenti (anemie, sangue occulto positivo)
  • scoprire cause di cambiamenti nel funzionamento dell’intestino (diarrea, stipsi)
  • fare una biopsia della parete interna dell’intestino per ulteriori e più approfonditi accertmenti
  • approfondire un esame radiologico (clisma opaco) od ecografico che rivela anomalie
  • eseguire un test di screening se Lei ha più di 50 anni o per familiarità per tumore del colon

Come si svolge la colonscopia

Sarete fatti accomodare su un lettino sul fianco sinistro. Lo strumento viene introdotto dallo sfintere anale e fatto risalire sino alla fine del grosso intestino.

Le possibilità di successo dipendono dalle condizioni di pulizia ( vedasi La preparazione intestinale ), dalla conformazione dell’intestino e dalla sua collaborazione; in alcuni casi è meno tollerato per la presenza di aderenze intorno al colon dovute a pregressi interventi chirurgici addominali.

Durante l’esame viene introdotta aria per distendere l’intestino; potrete sentire la sensazione di dovervi scaricare, o sentire la pancia gonfia.

L’esame dura in genere dai 15 ai 30 minuti.

Quali sono le complicanze della colonscopia

La colonscopia è una procedura sicura.

Solo eccezionalmente si possono verificare complicanze quali perforazione ed emorragia; avvengono in meno 1 caso su 1000 indagini.

Cos’è la polipectomia

I polipi sono rilevatezze della parete intestinale (di solito benigni), che si sviluppano in genere dopo i 50 anni. Possono dare sanguinamenti ed ostruzioni intestinali, ma sono insidiosi in quanto possono trasformarsi in tumore maligno. Oggi, tali polipi  possono essere asportati durante la colonscopia (polipectomia endoscopica).

A tale scopo si utilizzano particolari accessori elettrici che eliminano il polipo bruciandolo alla base. A fine procedura il polipo viene recuperato per valutazione istologica. Per eseguire la polipectomia è necessario che la coagulazione del sangue sia normale; è importante segnalare l’eventuale assunzione di farmaci (anticoagulanti o antiaggreganti come l’aspirina) che possono modificare la coagulazione del sangue.

La polipectomia non è una procedura pericolosa, ma occorre considerare che si tratta di un intervento chirurgico a tutti gli effetti e come tale comporta dei rischi. In un caso circa su 100 procedure si possono verificare complicanze:

  • emorragia
  • perforazione
  • sindrome postpolipectomia

La disinfezione corretta degli strumenti garantisce sempre che non ci sia rischio di trasmissione di infezioni.

Cosa fare dopo la colonscopia

Se la colonscopia è stata solo diagnostica, Lei può riprendere la sua normale attività. Se sono stati somministrati farmaci, Lei deve fermarsi presso l’ambulatorio per 30-60 minuti.

In caso di polipectomia, il medico deciderà se tenerla  in osservazione alcune ore.

Il risultato dell’esame viene in genere consegnato dopo la procedura; l’esame istologico eventuale verrà consegnato dopo alcuni giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La colonscopia è sempre controindicata:

in generale:

• Quando il rischio superi il beneficio atteso

• Se manca la collaborazione del paziente

• Nel sospetto di una perforazione

in particolare in caso di:

• Colite fulminante

• Diverticolite acuta grave

• Peritonite

• Megacolon tossico

• Aneurisma delle arterie iliache o dell’aorta addominale clinicamente significativi

• Diatesi emorragica grave non correggibile

• Scompenso cardiaco grave

• Insufficienza respiratoria grave

Indicazioni alla rettosigmoidoscopia:

• Sintomi di chiara origine rettale (dolori, tenesmo, sanguinamento)

• Lesioni radiologiche di sicura localizzazione rettosigmoidea

• Quando sia necessario ricontrollare patologie già sicuramente localizzate

nel retto-sigma (malattie infiammatorie, esiti chirurgici, ecc.)



Pubblicato in: Endoscopia

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