DIETE IPERPROTEICHE E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

 

L’esigenza odierna di voler perdere peso in breve ha favorito la diffusione di diete a volte molto squilibrate.

 

Tra queste, le diete iperproteiche (dette anche “low carb” od a basso contenuto di carboidrati) son quelle più di moda: sino a qualche tempo fa la dieta Zona, oggi la Ducan. Un alto consumo di carne dovrebbe consentire di perdere peso velocemente (per le diete “dimagranti” eseguite per breve tempo è anche vero); più controverso è il mantenimento del peso nei periodi successivi.

Infatti, è’ dimostrato da ricerche scientifiche che le diete a basso contenuto di carboidrati tendono ad ottenere nei primi mesi perdite di peso leggermente maggiori rispetto ad una dieta equilibrata come la mediterranea; a due anni di distanza i risultati si equivalgono con i vari regimi alimentari. Sembrerebbe addirittura che negli anni le diete ad alto contenuto di proteine si associno addirittura ad un aumento di peso (vedasi  Carne ed aumento del peso corporeo  ) ed ad una maggiore incidenza di alcune malattie neoplastiche ( vedasi  Alimentazione e tumore  ).

Dal punto di vista biochimico-laboratoristico, tutte le diete “low-carb” mostrano nel breve periodo una riduzione dei trigliceridi plasmatici, un aumento lieve del colesterolo HDL ed un incremento altrettanto modesto del colesterolo cattivo LDL plasmatico.

Da recenti pubblicazioni scientifiche emergono importanti novità in questo campo nel rapporto tra tipo di dieta e mortalità (1).

In un campione rappresentativo della popolazione svedese, sono state seguite 43396 donne di età tra 30 e 49 anni all’arruolamento,  per un periodo medio di 15,7 anni.

Sono state rilevate molte informazioni sulle abitudini alimentari e non solo (obesità, fumo, attività fisica…);  ad ogni donna è stato assegnato un  punteggio in base ai crescenti consumi di proteine ed ai decrescenti consumi di carboidrati.

Un punteggio basso (0-5) corrispondeva ad un consumo alto di carboidrati e basso in proteine, un punteggio vicino al 20 equivaleva ad una abitudine alimentare opposta.

Dall’analisi dei dati emergeva che la mortalità totale aumentava dell’11% per ogni 5 punti in più del punteggio composto descritto, cioè man mano che aumentavano le proteine e diminuivano i carboidrati nella abitudine alimentare del campione di donne analizzato. L’aumento del rischio era maggiore se le proteine introdotte erano soprattutto animali.

 

Rapporto tra tipo di dieta e malattie cardiovascolari

Anche altri autori sono arrivati a conclusioni simili: Trichopoulou A con uno studio sulla popolazione generale in Grecia (2); Sjogren P in una popolazione anziana svedese (3) e Fung TT in un ampio studio promosso dal National Institute of Health americano in 85168 donne e 44548 uomini seguiti rispettivamente  per 26 e 20 anni (4). Anche se tutti questi autori pubblicano evidenze che vanno nella stessa direzione, non si possono trarre conclusioni definitive.

Si può comunque riassumere che una dieta ricca di carboidrati e bassa in proteine animali prevenga le malattie cardiovascolari e promuova un miglior stato di salute a lungo termine (5).

 

 

 

Bibliografia:

 

1) Lagiou P, et all. Low carboidrate-high protein diet and incidence of cardiovascular diseases in Swedish women. Prospective cohort study. BMJ 2012, 344,e4026

2) Trichopoulou A, et al. Low carboidrate-high ptotein diet and long-term survival in a general population cohort. Eur J Clin Nutr 2007, 61, 575

3) Sjogren P, at al. Mediterranean andcarboidrate-restricted diets and mortality among elderly man: a cohort study in Swedwn. Am J Clin Nutr 2010, 92,967

4) Fung TT, at al. Low-carboidrate diets and all-cause and cause-specific mortality: two cohort studies. Ann Intern. Med 2010, 153,289

5) Etruch R MD et all.Primary prevention of cardiovascular disease with mediterranean diet. NEJM 2013,368,1279

[1]

 


[1] Dott Basilico Mauro Via Val Maira 14 Milano



Pubblicato in: Dietologia

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